L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

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lunedì 12 ottobre 2009

Esecuzione penale esterna, situazione e proposte

Pubblichiamo documento a firma di un Direttore dell'Amministrazione Penitenziaria che prevede con le sue sconcertanti proposte, una sostanziale trasfomazione degli uffici esecuzione penale esterna (Uepe)
di Antonietta Pedrinazzi (direttore U.EPE di Milano e Lodi)
Situazione attuale
Si riscontrano difficoltà gestionali di molti UEPE locali (maggiormente nel centro-nord), dovute alla carenza di personale dei vari profili professionali, in particolare assistenti sociali (oltre che numericamente inferiori alle previsioni organiche, spesso assenti a lungo per congedi parentali, maternità o in regime di part-time) nonché collaboratori amministrativi e contabili.
Ne deriva un accentuato stato di difficoltà ad assicurare lo svolgimento di tutti i compiti istituzionali da parte di diversi UEPE locali, a causa della carenza di fondi sul cap. 1671 pg 2 (missioni per il personale amministrativo e tecnico) e sul cap.1671 pg.15 (acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio di mezzi di trasporto). Nello specifico, tali UEPE non riescono più garantire le attività esterne di competenza del servizio sociale (aiuto e controllo), comprese le presenze presso gli Istituti Penitenziari per le attività di osservazione e trattamento. Ciò comporta tra l’altro il mancato rispetto degli standard di quantità e qualità previsti dalle vigenti disposizioni emanate dalla Direzione Generale dell’Esecuzione Penale Esterna e diffusi stati di agitazione sindacale presso molti UEPE, soprattutto al Nord.
Il potenziamento dell’Esecuzione Penale Esterna, con l’assegnazione di maggiori risorse umane (compreso gli esperti ex art.80 ) e finanziarie e un maggiore riconoscimento del ruolo svolto dagli
Uffici EPE, permetterà di incrementare i rapporti di collaborazione con tutte le risorse del territorio al fine di promuovere azioni mirate a creare condizioni più favorevoli all’integrazione sociale dei soggetti detenuti e/o in misura alternativa alla detenzione (più rete= più sicurezza). Sarà, inoltre, possibile sostenere maggiormente le politiche d’intervento sul piano della recidiva, sollecitando il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle comunità locali nella costruzione di percorsi di recupero di soggetti condannati.
Proposte
Va considerato il contributo che gli U.EPE potrebbero dare all’abbattimento della recidiva specie se, potendo avvalersi del contributo di esperti ex art.80, sono messi in grado di effettuare indagini sociali e ambientali approfondite e individualizzate già nella fase dell’osservazione dei soggetti condannati che hanno fatto istanza di affidamento dalla libertà, e al reinserimento sociale
dei condannati attuato procedendo a una attenta valutazione del rischio di ogni condannato unitamente all’accurata predisposizione di un progetto individualizzato ( in sostanza : ogni caso un progetto) dando piena attuazione alle previsioni dell’art.72 O.P. così come rinnovellato dall’art.3 della Legge n.154/2005.
Per quanto concerne l’orario di lavoro del personale, si può pensare a rivedere l’attuale organizzazione standard basata sul modello “orari d’ufficio” e pensare a orari che coprano almeno
12 ore nell’arco della giornata e assicurare un presidio anche nei giorni festivi, come fa per esempio il servizio di Probation in Francia. In tal modo si eleverebbe senz’altro il livello di sicurezza nella gestione degli ammessi alle misure alternative perché si avrebbe una fascia temporale di vigilanza più estesa e un conseguente indice più elevato di tempestività degli interventi in caso di criticità manifeste (specie rispetto agli affidamenti terapeutici provvisori concessi ai tossicodipendenti dai Magistrati di Sorveglianza ex Legge n.49/90 e art.47 O.P.).
Con riferimento alla legge n.146/90 e all'Accordo ARAN approvato dalla Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali con delibera 03/160 del 3/12/2003)), si potrebbe inoltre riconoscere agli U.EPE la caratteristica di servizi pubblici essenziali (e perciò soggetti alla normativa che disciplina lo sciopero nei servizi pubblici essenziali); anche questo eleverebbe il grado di sicurezza e tempestività degli interventi che tali uffici debbono dare nella gestione delle misure alternative, tenuto conto della necessità di intervenire sui casi critici anche per la sicurezza della collettività.
Con una revisione/integrazione della Circolare DAP n.3337/5787 del 7 Febbraio 1992 “Istituti Penitenziari e Centri di Servizio Sociale: costituzione e funzionamento delle aree”, si dovrebbe rivedere/potenziare l’attuale assetto tecnico-organizzativo degli U.EPE prevedendovi anche l’AREA SICUREZZA (includendovi il Servizio SDI e dotandola di accesso al sistema AFIS) per una più precisa e puntuale gestione delle posizioni giuridiche, dei rapporti con le cancellerie degli Uffici di Sorveglianza e una collaborazione strutturata e all'occorrenza quotidiana con le FF.OO.
(Commissariati, Stazioni dell’Arma dei Carabinieri) e con le Questure, specie per quanto riguarda gli stranieri (permessi di soggiorno, provvedimenti di espulsione, codice unico identificativo etc.).
Ancora, in materia di collaborazione con le FF.OO. elevata a sistema, per fare maggior sicurezza e aumentare l'efficacia degli U.EPE a costo zero, si potrebbe procedere come segue:
prevede la legge che in fase di esecuzione delle misure alternative dell’affidamento e della detenzione domiciliare vi sia tanto l’intervento dell’U.EPE che delle FF.OO. (Polizia o Carabinieri), ciascuno per quanto di propria competenza, ma non sempre e non tutti i Commissariati o Stazioni di C.C. inviano anche all’U.EPE le segnalazioni che indirizzano all’Autorità Giudiziaria quando rilevano infrazioni delle prescrizioni o episodi critici o comportamenti allarmanti da parte di tali condannati. Conseguenza è che gli U.EPE apprendono di infrazioni, criticità o comportamenti allarmanti rilevati dalle FF.OO. solo quando è il Magistrato di Sorveglianza a inviare tali segnalazioni chiedendo l’intervento dell’assistente sociale e tale prassi comporta inevitabilmente che tra il fatto rilevato dalle FF.OO. e l’intervento dell'U.EPE sia intercorso un certo lasso di tempo.
Ne deriva con tutta evidenza l’opportunità che le FF.OO (potrebbe prevederlo la Magistratura di Sorveglianza nei suoi provvedimenti, ordinanze e decreti etc.) allorquando inviano i loro rapporti o segnalazioni all’Autorità Giudiziaria contestualmente li inviino per conoscenza anche all'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna:: una tale sinergia, anche comunicativa, permetterebbe una maggior tempestività nell’attivazione dell’assistente sociale e garantirebbe un livello di sicurezza per quanto possibile più elevato nell’interesse della comunità esterna, sia familiare che sociale .
Milano, Settembre 2009