L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

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giovedì 11 settembre 2008

Giustizia: nelle carceri manca più della metà degli educatori


Il Tempo, 10 settembre 2008

Non è solo una questione di spazio, di posti letto, di edilizia penitenziaria. Nelle carceri italiane manca di tutto. Tanto da mettere in discussione la funzione "rieducativa" stabilita dalla Carta Costituzionale che, all’articolo 27 (comma 2) recita testualmente: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".

Così non è. Il sovraffollamento non aiuta certo (su 43mila posti vi sono 55.800 detenuti) e accade quindi che, se le prigioni scoppiano, il tanto vituperato indulto, originariamente ispirato a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale, diventa uno strumento indispensabile di sfoltimento della popolazione carceraria.

La cronica carenza di educatori, invece, non rende possibile applicare il mandato dei padri costituenti. In 45 istituti analizzati da un gruppo di deputati radicali, a fronte di una pianta organica che prevede 373 educatori, ne sono stati effettivamente assegnati 168, cioè solo il 45% di quanti ne servirebbero. Per questo Rita Bernardini e altri esponenti del partito di Pannella eletti nel Pd hanno presentato un’interrogazione al ministero della Giustizia Angelino Alfano.

In previsione delle visite che i radicali hanno organizzato a Ferragosto nelle patrie galere, è stata inviata ai direttori dei suddetti istituti una richiesta di informazioni sullo "stato dell’arte" dei penitenziari. Il responso è stato a dir poco non edificante. La situazione peggiore è stata registrata a Poggioreale, Napoli. Qui, a fronte di una pianta organica che prevede 28 educatori, ne sono stati assegnati appena 6. Ma non va molto meglio neppure nella casa circondariale di Torino (13 educatori su 20), nella casa di reclusione "San Michele" di Alessandria (4 su 11 previsti), nell’istituto per minorenni di Treviso (3 su 11), nel carcere di Padova (6 su 13) e nella casa circondariale di Lecce (7 su 14), tanto per citare i casi più eclatanti.

Eppure nel lontano 2003 venne bandito un concorso pubblico per la copertura di 397 posti (nell’area C, posizione economica C1) di educatore. Il bando fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 aprile 2004 e, al termine di un lunghissimo iter procedurale, il concorso si è concluso il 13 giugno di quest’anno. I vuoti, però, non sono stati ancora riempiti. Per questo i deputati democratici, premesso che "ulteriori ritardi nella chiamata in servizio dei vincitori del concorso lederebbero le legittime aspettative di quanti attendono delle risposte per poter programmare in maniera più compiuta il proprio futuro e striderebbero con l’attuazione della Costituzione", chiedono ad Alfano "se sia a conoscenza di quanto descritto" e "se intenda rendere pubblico il numero degli educatori previsti in pianta organica e di quelli assegnati nei singoli istituti di cui, al momento, non si dispone dei dati". Inoltre vogliono sapere "in che modo" il ministro e il ministero intendano "intervenire per attuare il principio costituzionale del recupero sociale delle persone detenute e in quali tempi intenda chiamare in servizio i vincitori e gli idonei del concorso sopra citato per coprire l’organico".

Anche perché, sottolineano i parlamentari radical-democratici nell’interrogazione, "è dimostrato che negli istituti ove si attuino programmi di reinserimento per i detenuti il fenomeno della recidiva si riduce drasticamente, elevando così concretamente la sicurezza dei cittadini".