L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

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giovedì 26 gennaio 2012

I tagli che ingabbiano le alternative al carcere

Di Ornella Favaro - Vita 20.1.2012
Un Ministro “Tecnico” che si mette, con umiltà e attenzione, all’ascolto di chi il carcere lo conosce davvero a fondo. Questo è stato il significato dell’incontro di giovedì 12 gennaio tra il ministro della Giustizia, Paola Severino, e i rappresentanti di un gruppo di associazioni che ha posto l’attenzione del ministro una serie di proposte in materia di sovraffollamento.
E’ di fondamentale importanza quanto affermato dal ministro, che la “detenzione in carcere dovrebbe diventare la –“misura “ eccezionale rispetto alle misure e alle pene alternative., ma se davvero si vogliono aumentare le misure alternative e riservare il carcere alle persone pericolose , è necessario accogliere l’appello di molti dirigenti dell’esecuzione penale esterna, che denunciano al ministro il rischio che, per tagliare le spese, si taglino proprio figure importanti come quelle degli assistenti sociali e degli educatori.
Dice l’appello: “I tagli apportati ai ruoli degli assistenti sociali e degli educatori infliggono un colpo durissimo, quasi definitivo, alle residue aspettative di potenziamento operativo dell’esecuzione penale esterna. Per gli uffici di esecuzione penale esterna la proposta di pianta organica sancisce il ritorno indietro di 15 anni e l’effettiva impossibilità per l’amministrazione di assicurare i compiti istituzionali in tale settore, in particolare gli accertamenti per l’ammissione dei detenuti alla detenzione domiciliare prevista dal recente decreto legge n.211 del governo. Le verifiche domiciliari e di lavoro per gli ammessi a misure alternative, le indagini per il trattamento dei detenuti. Emerge, infatti che, rispetto alla pianta organica del 2006, gli assistenti sociali vengano falcidiati più di tutte le altre qualifiche (567 su 1621); subito dopo gli educatori (369 su 1367). Se realmente si vuole riportare a livelli fisiologici il ricorso alla carcerazione, è urgente spostare risorse dal carcere all’esecuzione penale esterna, in modo che gli uffici competenti abbiano i mezzi necessari per evitare il fallimento delle nuove sanzioni che si afferma di voler introdurre.