L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

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domenica 28 novembre 2010

Vietti (Csm); le carceri scoppiano, servono depenalizzazione e misure alternative

Ansa, 28 novembre 2011

Dall’intervento di Michele Vietti (Vice Presidente Csm) al 30° Congresso dell’Anm: “Il nostro Paese ha costruito un impianto penale sostanzialmente ridondante di fattispecie incriminatorie e ricco di raffinate garanzie processuali, solo che si consideri lo spropositato numero di magistrati che si occupano di ogni singolo processo.

È del tutto evidente che uno strumento così articolato e costoso non può servire ad affrontare le molte questioni bagatellari che soffocano il nostro sistema. Inoltre il carcere, con un sovraffollamento che ha raggiunto livelli non degni di un paese civile, non può essere l’unica risposta, anche per i costi economici che esso comporta.
Oltre che depenalizzare è indispensabile dare rilevanza estintiva alle condotte riparatorie e pensare a pene alternative. Per quanto riguarda il versante civile, è indispensabile pensare anche ad una tutela non giudiziale di alcuni diritti, forse alla eliminazione delle residue competenze monocratiche in primo grado, alla individuazione di procedure specifiche per determinate questioni seriali, a meccanismi conciliativi efficienti in linea con il decreto legislativo sulla mediazione, alla razionalizzazione ed alla bonifica di alcuni settori del contenzioso previdenziale. Inoltre, occorre puntare sulla specializzazione, che favorisce la prevedibilità delle decisioni e realizza economie di scala nei risultati”.


Dall’intervento di Luca Palamara (Presidente Anm) al 30° Congresso dell’Anm: “La drammaticità della situazione è evidente. Oggi la popolazione carceraria è costituita da circa 69.000 detenuti, un terzo dei quali tossicodipendenti e più di un terzo stranieri. Mai, nella storia della Repubblica, ce ne sono stati tanti. La capienza dei 206 istituti italiani è di circa 44.000 posti letto. A ciò si aggiungono le pesanti carenze di organico degli agenti di polizia penitenziaria.
La soluzione al continuo aumento del sovraffollamento non può essere solo la costruzione di nuovi stabilimenti in quanto il carcere deve essere la extrema ratio.
È necessario introdurre pene alternative, non limitare l’affidamento in prova che pure ha dato buoni risultati, mitigare le restrizioni previste per i recidivi al godimento dei benefici penitenziari.
Il carcere non può essere la risposta a ogni situazione di devianza marginale e la politica non può mostrarsi indifferente alle ragioni del disagio sociale e alle cause dei fenomeni collettivi complessi, quali ad esempio l’immigrazione e le tossicodipendenze, che hanno aumentato esponenzialmente in questi ultimi anni il tasso di carcerizzazione.
Oggi prendiamo atto dell’approvazione in via definitiva, avvenuta il 17 novembre del 2010, del ddl 2313, c.d. “svuota carceri”, che - si calcola - dovrebbe porre circa 9.000 detenuti in detenzione domiciliare. Questo provvedimento sembra aprire la strada al criterio secondo il quale le pene brevi o il breve residuo finale possono essere espiati fuori del carcere nel senso auspicato dall’Anm di favorire il superamento della concezione pancarceraria della pena. Restano, tuttavia, dubbi e perplessità, anzitutto per la schizofrenia legislativa, evidenziata dalla contraddizione di un legislatore che, da un lato, criminalizza fatti di dubbia offensività (v. reato di immigrazione clandestina) e, dall’altro, sopraffatto dall’emergenza, si preoccupa di svuotare le carceri. In un secondo momento, occorrerà valutare i riflessi che i conseguenti adempimenti burocratico - amministrativi determineranno sulla già disagiata macchina della giustizia”.