L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

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giovedì 28 febbraio 2008

Carcere- Una manifestazione a Bruxelles e numerose iniziative celebrano oggi la Giornata europea contro il sovraffollamento delle carceri

Radio vaticana
“No al sovraffollamento delle carceri”. Questo il titolo della manifestazione che si sta svolgendo a Bruxelles in concomitanza con la riunione dei ministri di Giustizia e degli Affari interni della UE. Organizzata dal Sindacato europeo dei servizi pubblici, l’iniziativa mira a riportare l’emergenza carceri all’attenzione della politica comunitaria. Le persone, condannate in via definitiva o in attesa di giudizio, che affollano le carceri europee sono oltre 600 mila, una cifra che, in quasi tutti gli Stati membri, non ha cessato di crescere negli ultimi anni e che in 14 Paesi supera il limite della capienza regolamentare. Spazi insufficienti dunque a garantire condizioni di vita dignitose ai detenuti e difficoltà sempre maggiori per i dipendenti del settore: polizia, educatori, assistenti sociali. La situazione più drammatica si registra in alcune aree dell’Europa Orientale, dove l’eccesso di presenze rispetto alla capienza delle strutture arriva anche al 200 per cento. Da qui l’istituzione, da parte della Federazione sindacale europea dei Servizi pubblici, della Giornata europea contro il sovraffollamento delle carceri. Oltre alla manifestazione a Bruxelles, sono in corso oggi, in circa 20 città dell’Unione, conferenze e eventi finalizzati alla denuncia del dramma carcerario. A Roma si è svolto un incontro dal titolo “Un’Europa sociale, non l’Europa delle prigioni”. Presente tra gli altri anche Mauro Palma, Presidente del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. “Negli istituti penitenziari – ha affermato – si possono creare condizioni inumane anche a prescindere da una precisa volontà di tortura e il sovraffollamento è una di queste”. Il problema, ha aggiunto non si risolve solo con la costruzione di nuove strutture, ma soprattutto con un incremento del sostegno sociale e con un maggiore rispetto dei diritti fondamentali della persona. (S.G.)