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lunedì 5 maggio 2008

Giustizia: Variati (Pd); sono cattolico, ma niente "buonismi"


di Beatrice Bertuccioli- Il Giorno, 5 maggio 2008

Lo aveva promesso in campagna elettorale: "Tolleranza zero". E intende mantenere la parola ora che, espugnando una roccaforte del centrodestra e della Lega, è diventato sindaco di Vicenza. Da cattolico, precisa Achille Variati, non da sceriffo.

Variati, "tolleranza zero"?
"Parlo di tolleranza zero per indicare un patto ideale tra il sindaco, l’amministrazione, e ciascun cittadino al fine di combattere qualsiasi forma di illegalità: dalla criminalità e microcriminalità, all’abusivismo edilizio e commerciale. Nella prospettiva di una città più sicura, più pulita".

Prima di tutto lotta alla prostituzione?
"Chi abita nelle strade frequentate dalle prostitute fa una vita d’inferno. Voglio liberare quei quartieri e si interverrà con mano durissima. Ma ci saranno controlli anche nei locali notturni perché, accanto a tante persone perbene, ci sono anche immigrati irregolari".

Lotta anche a loro?
"È possibile che in Germania un immigrato irregolare abbia paura di circolare perché teme di essere individuato, mentre da noi, una volta che uno è entrato, può fare ciò che vuole? A Vicenza ci sono ottantamila immigrati regolari. Ma si tratta di permessi di soggiorno dati, in molti casi, sulla base di autocertificazioni. Nessuno controlla niente in questo Paese".

La situazione è cambiata da quando era stato sindaco dal 1990 al 1995?
"È peggiorata, perché sono arrivati in tanti. E la giunta precedente, quella di centrodestra, ha chiacchierato molto, ma se guardiamo ai risultati di concreto ha fatto ben poco".

Una battaglia da combattere solo con azioni di forza?
"Illegalità e degrado non si combattono solo con le forze di polizia ma anche facendo rivivere alcuni luoghi. Ci sono aree dove i vicentini non vanno più. Sono in mano a extracomunitari, spacciatori e loschi figuri vari. Voglio restituirle agli abitanti di questa città".

Fa discorsi sulla sicurezza, gli stessi che in altre città hanno fatto vincere la destra.
"Io sono andato per i quartieri, occupandomi di problemi come le strade non illuminate e i marciapiedi rotti. Il sindaco non è il rappresentante di un partito né di un’ideologia, ma un primo cittadino, cioè si occupa di cose concrete".

Per Giorgio Guazzaloca, ex primo cittadino di Bologna, i sindaci di sinistra che fanno gli "sceriffi di ritorno" non sono credibili…
"Io non voglio essere uno sceriffo, ma un sindaco che affronta i problemi della propria comunità".

Le dà fastidio che si parli di "sceriffi"?
"Il fatto è, che c’è stato troppo buonismo nel nostro Paese e con il buonismo non si va da nessuna parte. Un bravo sindaco, dal mio punto di vista, deve essere uno che si muove sempre con le due mani: la mano della solidarietà, con l’attenzione verso i poveri ma senza confondersi con i professionisti del pianto che cercano solo assistenzialismo, e la mano della fermezza. Se si usa una mano sola, si sbaglia".

Una battaglia sicuramente dura, ma che secondo lei si può vincere?
"Io ce la metto tutta, da cattolico. Cristo disse: avevo fame e mi hanno dato da mangiare, avevo sete e mi hanno dato da bere, ero straniero e mi hanno accolto. Queste parole sono scolpite nel mio cuore. Ma questo non significa buonismo. Significa aiutare chi ha bisogno, ma anche fare rispettare le nostre regole. Perché questo è un grande aiuto anche per tutti quei cittadini perbene che vengono in Italia e vivono e lavorano onestamente. Anche per loro, il rispetto delle regole deve essere fermissimo".